L’importanza dell’adenosina per la salute dell’uomo non deve essere sopravvalutata. Infatti questo nucleoside ubiquitario è parte integrante dell’ATP, e regola la funzione di ogni tessuto ed organo nel corpo. Agendo per vie diverse ha un ruolo significativo nella protezione contro il danno cellulare nelle aree con un incremento del metabolismo tissutale, e combatte disfunzioni di organo in molte patologie. Infatti, livelli elevati di adenosina sono stati riscontrati in epilessia, ischemia, infiammazione e cancro.

La formazione di Adenosina è strettamente legata allo stato metabolico della cellula. Normalmente, la concentrazione extracellulare di adenosina viene mantenuta in un range abbastanza stretto (nanomolari), tuttavia i suoi livelli si innalzano quando aumentano le richieste metaboliche o in conseguenza di carenza di ossigeno.

Adenosina ed Epilessia

Ci sono enormi evidenze che l’adenosina sia un inibitore dell’attività cerebrale, e questi effetti anticonvulsionanti, sono mediati da pathway recettore-dipendente e recettore-indipendente. La capacità della adenosina di prevenire o migliorare le convulsioni indotte da pentetrazolo, pilocarpina, NMDA, bicucullina, trattamento con organofosfati e stimolazioni elettriche sono state attribuite essenzialmente all’attivazione del recettore A1, il quale, inibisce il rilascio di neurotrasmettitore eccitatorio presinaptico e iperpolarizza la membrana della cellula postsinaptica. Sorprendentemente, la dieta chetogenetica (dieta povera di carboidrati e ad alto contenuto di grassi, prescritta generalmente per il trattamento dell’epilessia), sembra essere correlata ad un aumento dei livelli di adenosina e alla riduzione della metilazione del DNA. Questo processo, promosso da enzimi chiamati metiltrasferasi, si traducono in un aumento di adenosina, la cui rimozione attraverso le ADK (Adenosina chinasi) potenzia i pathway di transmetilazione, potenzialmente implicati nella genesi della epilessia. Infatti una overespressione delle ADK è stata riscontrata nelle aree epileptogeniche che inducono convulsioni. Questo sembrerebbe suggerire che l’utilizzo di inibitori di ADK possa essere utile nel trattamento dell’epilessia, ma, sfortunatamente, l’utilizzo sistemico di questi inibitori mostra tossicità epatica. Pertanto è vitale trovare nuove strategie molecolari per incrementare i livelli di adenosina per il trattamento dell’epilessia.

Adenosina e Ischemia

L’adenosina sembra avere un ruolo come mediatore endogeno di neuroprotezione nella risposta omeostatica ai cambiamenti che si verificano durante l’attacco ischemico e ictus. Dall’attivazione dei recettori A1 si ostacola l’afflusso di ioni Ca++.In tal modo si induce inibizione presinaptica e riduzione del rilasciamento di neurotrasmettitore. In aggiunta viene potenziata la conduttanza a ioni K+ e Cl che mediano una diminuzione della dell’eccitabilità neuronale. Questo sembra avere un ruolo chiave nel precondizionamento ischemico. Tramite queste vie l’adenosina abbassa il metabolismo cellulare e il consumo di energia dopo poche ore dall’attacco ischemico.

Anche il recettore A2A dell’adenosina sembra avere un ruolo chiave. Questo recettore infatti attiva pathway di inibizione dell’aggregazione piastrinica, media la vasodilatazione, riduce l’infiltrazione dei globuli bianchi, e frena la risposta infiammatoria.

Adenosina e cancro

L’Adenosina ha un ruolo protettivo anche contro il cancro, i suoi effetti però da immunosoppressore potrebbe anche avere concomitanti effetti indesiderati. Studi in vitro ed in vivo dimostrano che l’attivazione dei recettori A3 dell’adenosina hanno un ruolo nell’inibizione della proliferazione cellulare nei tumori, favoriscono l’apoptosi, diminuendo cosi lo sviluppo di tumori e metastasi. La ricerca si muove molto in questa direzione e sempre più studi si stanno concentrando sul ruolo antitumorale di questi recettori. Farmaci selettivi per questi recettori potrebbero rappresentare ottimi percorsi terapeutici per combattere particolari forme tumorali.